Un bosco non è solo un bosco
Leggere il paesaggio del Comelico oltre ciò che appare
Se parliamo di Europa, ci sono pochissimi paesaggi davvero naturali e incontaminati: l’uomo, infatti, nel corso dei secoli ha inciso profondamente su di essi e sui luoghi in cui ha vissuto.
Si pensi ai chilometri di muretti a secco disseminati in lungo e in largo nel nostro continente, alle saline scavate a ridosso del mare, ai terrazzamenti costruiti per favorire l’agricoltura.
Per non parlare di paesaggi completamente trasformati, come le rocce scavate di una cava o la Normandia dopo il D-Day.
Avvicinandoci al Comelico, come non accennare a Cortina e alle sue Dolomiti, sulle quali la Grande Guerra ha lasciato un segno indelebile?
Tutto ciò per spiegare che, molto spesso, anche dove non sembra, lo zampino umano c’è.
Quello che oggi vedete in Comelico è il frutto di secoli di controllo del territorio da parte delle antiche Regole.
Per chi non le avesse mai sentite nominare, non ho abbastanza spazio qui per approfondirle come meriterebbero, ma vi basti sapere che sono comunioni familiari formate dagli antichi originari comeliani e che sono tuttora proprietarie di circa il 75% dei boschi.
Le Regole hanno cercato di mantenere un equilibrio tra le attività produttive tradizionali — pastorizia, agricoltura e silvicoltura — e l’ambiente naturale.
Ecco quindi che il taglio locale dei boschi, secondo il quale vengono selezionate piante sparse e di età diverse all’interno di uno stesso appezzamento, si distingue dal taglio a raso praticato in altre zone, dove vengono invece abbattute tutte le piante di un determinato lotto.
Questo metodo contribuisce a mantenere la qualità del legname e a preservare la biodiversità.
L’avvicinarsi degli alberi ai paesi è invece il risultato di un cambiamento economico epocale: il progressivo abbandono del settore primario e, quindi, dell’allevamento e dei pascoli, a favore del lavoro nelle fabbriche, negli uffici e nelle attività ricettive.
Osservando il Comelico con maggiore consapevolezza, ci si rende conto che, tra i paesi, capisaldi dell’antropizzazione, e le montagne, simbolo di un paesaggio apparentemente più incontaminato, esiste un intero mondo fatto di tradizioni, cultura, ricerca secolare, economia e molto altro ancora.
Un bosco non è soltanto un bosco.
Ma come si fa a saperlo, se nessuno lo spiega?Viaggiando, non è sempre facile stabilire delle connessioni o avere conversazioni profonde dopo ore di coda in autostrada oppure dopo una camminata sotto il sole cocente di luglio e agosto.
Anche quando qualcuno è disposto a raccontare e qualcun altro è disposto ad ascoltare, è difficile che i pianeti si allineino e che si riesca davvero a comunicare.
È per questo che ho deciso di proporre queste esperienze: per poter raccontare la mia terra e renderla più comprensibile a chi la visita. Perché anche lei vuole essere raccontata e, in fondo, non aspetta altro.
